31Ago

Ma come scrive Renzi su Facebook?

di Andrea Camaiora

Formiche.net, 31 agosto 2017

 

La comunicazione di Matteo Renzi ultimamente fa acqua da tutte le parti. È di poche settimane fa la scelta – poi rapidamente rinnegata – di inseguire slogan storicamente appartenenti al centrodestra come «aiutiamoli a casa loro», riferito agli immigrati provenienti dall’Africa.

Oggi però, in occasione di dati Istat sull’occupazione apparentemente lusinghieri e favorevoli alle politiche dei governi di centrosinistra e in particolare al governo Renzi, l’ex presidente del Consiglio ha pubblicato un post su Facebook che ha ritenuto anche di sponsorizzare.

Immaginiamo che la sponsorizzazione non sia di 4-10 euro ma che ammonti a qualche centinaio se non migliaio di euro perché è ghiotta per Renzi l’occasione di poter dire che il tanto vituperato JobsAct è stato un provvedimento giusto, che ha effettivamente assicurato un incremento dei posti di lavoro e che ha favorito un principio di ripresa economica per l’Italia che è certificata da tutti gli osservatori nazionali e internazionali, anche se non è chiaro se sia un aggancio alla ripresa europea oppure se sia un effettivo e autonomo scatto del nostro sistema produttivo.

Ma veniamo al messaggio di Renzi. C’è da augurarsi che il leader Pd lo abbia scritto da solo, senza l’aiuto di nessuno e soprattutto di nessun comunicatore. Altrimenti poveri noi, poveri tutti.

«I dati ISTAT usciti oggi saranno commentati dai politici nel modo più diverso. Ma i numeri sono semplici e chiari e sui numeri non si discute. Gli italiani che lavorano sono più di 23milioni, risultato che non toccavamo dal 2008, inizio della crisi. Ma il dato più interessante è che da febbraio 2014, inizio dei #MilleGiorni, a oggi sono stati creati 918MILA posti di lavoro, di cui 565MILA a tempo indeterminato (61%). Questo significa che il MILIONE di posti di lavoro è a portata di mano. Solo che per creare un milione di posti di lavoro è stato necessario il JobsAct, non uno slogan in campagna elettorale. Il JobsAct ha funzionato bene: come sarebbe bello se questo fosse riconosciuto anche da chi ci ha insultato in questi anni. Come sarebbe civile la politica se oggi ci fosse il riconoscimento anche dai nostri avversari. Forse non accadrà. Ma noi andiamo avanti, adesso avanti. Non fermiamoci ora. Bisogna crescere sopra i 23 milioni, ridurre la disoccupazione giovanile, creare opportunità per chi vuole provarci. Avanti, insieme».

Il testo è noioso, scarsamente efficace, inutilmente lungo e pesante. Non è accompagnato da fotografie e richiede di cliccare sul tasto «Altro» per terminare la lettura di un testo che poteva essere lungo la metà.

Il testo scritto non è un buon comunicato incollato su Facebook, non è uno status incisivo ed è in alcuni casi di non scorrevole lettura: «Ma il dato più interessante è che da febbraio 2014, inizio dei #MilleGiorni, a oggi sono stati creati 918MILA posti di lavoro, di cui 565MILA a tempo indeterminato (61%)». Sarebbe bastata poca attenzione per rendere la frase più semplice, eliminando l’inutile precisazione «a oggi» e scrivere: «Il dato più interessante è che da febbraio 2014, inizio dei #MilleGiorni, sono stati creati 918MILA posti di lavoro, di cui 565MILA a tempo indeterminato (61%)».

E ancora, come abbiamo accennato, inutile allungare il brodo prendendosela due volte con i gufi e gli avversari, diversamente appellati: «i numeri saranno commentati dai politici nei modi più diversi» ma «non si discute» e «come sarebbe bello se questo fosse riconosciuto anche da chi ci ha insultato in questi anni», «come sarebbe civile la politica se oggi ci fosse il riconoscimento anche dai nostri avversari» e ancora, giusto per sfinire l’incauto lettore del post renziano: «Forse non accadrà. Ma noi andiamo avanti, adesso avanti. Non fermiamoci ora». La cosa migliore sarebbe invece fermarsi a pensare cosa scrivere, come scriverlo ed eventualmente cambiare i consulenti in comunicazione perché un post del genere contraddice ogni buona norma di comunicazione, già quelle dei tempi di Zola, figuriamoci nell’era del web.

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